La missione in Malawi di Chiara

Scritto il 15 February 2017, alle ore 14 . 42

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La nostra volontaria Chiara si è recata in Malawi insieme agli amici del Gruppo Aleimar per fare visita al progetto sostenuto dai Clienti di Banca Mediolanum che, attraverso la sezione solidarietà del programma Mediolanum Freedom Rewarding, hanno scelto di donare un pasto al giorno per due mesi a 8.740 bambini in stato di malnutrizione.

Di seguito la sua testimonianza:

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Immenso e poderoso il simbolo dell’Africa è certamente il Baobab. Un albero che sembra unire terra e cielo e che fornisce agli uomini nutrimento e guarigione.

E’ intorno a questo magnifico albero che inizia la mia esperienza come volontaria in Malawi: è qui infatti che ci si ritrova per iniziare le visite mediche ai bimbi in terapia nutrizionale. Oltre 4 ore di viaggio in mezzo alla natura per arrivare nei villaggi più sperduti…sembra davvero di andarli a cercare uno ad uno questi piccoli bimbi che purtroppo nascono con un’onta: l’HIV. Ci accoglie sempre una danza locale alla quale segue una piccola lezione sulle basi di igiene e educazione alimentare fatta da Edda, miracolosa e attenta infermiera.  E’ periodo di pioggia in Malawi, e la pioggia porta con sé la terribile diffusione del colera che peggiora significativamente il loro stato già precario di salute. E’ qui, sotto un baobab, che inizia una lunga processione di mamme con due o tre bimbi al seguito…il più piccolo appeso dietro la schiena come se fosse uno zaino. Si pesano, si misura l’avambraccio, si controllano i valori della crescita e quelli più gravi ritornano con noi al centro nutrizionale per un breve ricovero o per essere dirottati  in ospedale. Alla fine delle visite viene distribuito un mix di cerali che permetterà loro di avere un minimo di nutrizione fino alla visite successiva.

Questa è solo una piccolissima parte di quello che ho visto…vorrei sintetizzare due incontri, i più significativi di questa esperienza: padre Kimu e Marina Zanotti.

PADRE KIMU: DA UN ALBERO NASCE UNA SCUOLA

La storia di Padre Kimu è una storia commovente…quel genere di racconti che ti fanno pensare che la vita sia meravigliosa e che ognuno possa comunque avere una possibilità di riscatto…ovunque sia e in qualsiasi condizioni di partenza. Kimu è orfano di padre e la mamma non può permettersi di mandarlo a scuola ma a 10 anni incontra un missionario bergamasco che lo coinvolge e lo invita a frequentare la sua scuola.  Studia, è molto più sveglio dei suoi compagni e ha un sogno: aiutare i bambini come lui con una scuola che possa accogliere tutti. Grazie all’adozione a distanza può compiere gli studi e iniziare un percorso che lo porta, nel 1985, a celebrare la sua prima messa. Durante la cerimonia si commuove dalla gioia e il giorno dopo, sui principali giornali del Malawi, viene raccontata la storia del primo sacerdote che piange di gioia. Verrà sempre riconosciuto così….e Kimu inizia un percorso instancabile che lo porta a costruire un grandissimo centro nutrizionale che oggi ospita 1.000 bambini al giorno, tra asili e visite. E’ bello sapere che Fondazione Mediolanum ha scelto lui e il suo progetto e che grazie ai fondi raccolti dai clienti sarà possibile continuare questo sogno.

Ma Kimu non pensa solo alla scuola. C’è un altro problema in Africa che coinvolge oltre il 50% dei bambini: la malnutrizione e l’HIV.

Le prime visite nutrizionali venivano fatte sotto un grande baobab. In Africa, il baobab è fonte di cibo, medicine e luogo intorno al quale ruota la comunità. Nel 1993 riesce finalmente a comprare un terreno e  pianta un seme. Oggi, 24 anni dopo, c’è un enorme “macheche” al centro di un comprensorio fatto di asili ma anche di un centro nutrizionale riconosciuto anche dal Sistema Sanitario Nazionale. Kimu è positivo, il sorriso sempre pronto e mosso da una grande  visione: fare del bene.  E’ da lui che sono ospite per tutto il mio soggiorno.

MARINA, UNA STORIA CHE PARTE DALL’ITALIA

Marina è quel genere di persone  che, prima ancora di raccontare la sua storia ci tiene a specificare “non scrivere nulla su di me, parla di loro”. Loro sono gli 80 volontari in terapia da HIV che danno vita all’associazione “Camminiamo insieme” (ha fatto scegliere a loro il nome) e che aiutano con grande amore e passione  i bambini disabili ai quali viene offerta la riabilitazione gratuita.

La sua storia parte da Merate dove diventa infermiera e inizia a lavorare  presso l’ospedale della città. Ci metto poco a capire che è quel genere di persone  che  davanti alle difficoltà non si scoraggiano….appena diplomata parte per  l’India. Il requisito fondamentale era la conoscenza della lingua inglese. Lei non conosce nemmeno una parola di inglese, dichiara il falso e parte per guarire  i  malati: è solo l’inizio di un lungo pellegrinaggio intorno al mondo che la porta praticamente ovunque. Riesce a fare esperienza nei luoghi più sperduti del mondo. I suoi viaggi sono sempre scanditi dal ritorno a Merate dove riesce ogni volta a farsi riassumere dall’ospedale e trovare i soldi necessari per ripartire. Poi arriva in Malawi e qui si ferma…inizia senza tregua la ricerca dei casi più disperati: i bambini che oltre a malaria e HIV hanno un altro problema…la disabilità.

Marina sta portando avanti un lento processo di coinvolgimento per evitare che i bambini disabili siano emarginati. La principale causa è purtroppo la malaria che, se non curata, genera nei neonati danni irreversibili. La terapia settimanale che organizza gratuitamente nella sua palestra è “solo” una scusa per farli sentire integrati nella società e far acquisire autostima ai genitori.

Il lavoro di Marina non si ferma alla terapia…si chiede come poter offrire a fine giornata un pasto e cosi nasce l’idea di coltivare anche fagioli, mais e soia. Arriverà (forse) anche un mulino che permetterà di  rendere questo progetto sostenibile. Il successo di Marina è aver insegnato loro a fare, a dividersi responsabilità e compiti.  La compassione, come dice lei, non serve a nulla.

Marina, per me, sembra inconsapevolmente incarnare  quel passaggio  antico  “Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

Prima di partire avevo tante aspettative, mi ero immaginata molte  volte gli scenari che avrei incontrato ma non mi aspettavo nulla di simile…sentire i racconti di morte per analfabetismo sembra davvero un’utopia ma purtroppo tutto questo accade. Accade che la gente non sia in grado di definire l’età di un bambino…di non riconoscere che tipo di medicine deve comprare  perché non sa leggere.

Una sera Kimu ha invitato me e Daniele, mio fantastico compagno di viaggio insieme a Marco di Aleimar Onlus, alla sua trasmissione Radio. Sono arrivate tante domande tra cui una, diretta e cruda “anche nel tuo paese si muore di fame?”…qualche secondo e la nostra risposta “si”. Per un momento realizzo che si…è davvero cosi. Anche in Italia ci sono 4 milioni di bambini che non hanno cibo.

Accade oggi e, per quanto distanti diversi per cultura non mi resta che pensare una sola cosa: gli altri siamo noi…e dobbiamo provare a prendercene cura.  
Con gioia e leggerezza, senza macigni sul cuore come disse Calvino.