Il coraggio di Luana

Scritto il 19 December 2013, alle ore 11 . 02

Luana

Quella di Luana è assieme una storia eccezionale ed esemplare.

Eccezionale perché, come una moderna favola, una stimata dipendente di un gruppo bancario sceglie di lasciare il proprio lavoro per dedicarsi appieno alla solidarietà a seguito di una straordinaria esperienza di viaggio in Africa.

Esemplare perché, grazie al forte legame che esisteva tra Luana e Banca Mediolanum e grazie anche alla grande sensibilità e disponibilità da parte di tutti gli excolleghi, è stato possibile mettere in piedi un sistema di finanziamento di un progetto ad alto valore etico e sociale.

Ma andiamo con ordine.

Luana è  dipendente di Banca Mediolanum. Nel 2005 va in Africa, dove si innamora degli sconfinati orizzonti selvaggi e dove rimane anche impressionata dal livello estremo di povertà degli abitanti. A questo punto, si verifica il fatto che avrebbe segnato la sua esperienza umana: viene fermato in dogana un camion pieno di bambini di età tra i 4 e i 13 anni, destinati ad essere venduti come schiavi. Alcuni di loro, in alternativa, sarebbero stati destinati al traffico internazionale di organi.

Luana decide che non può stare immobile di fronte a quella tragedia umana e a quello scempio vergognoso. Insieme ad un’organizzazione umanitaria del luogo, “Luz Verde para o desenvolvimento rural”,  contribuisce direttamente alla costruzione di un Centro di Accoglienza presso Matola Rio, uno dei distretti periferici di Maputo, la capitale del Mozambico. Questo distretto è molto problematico per la presenza di bambini orfani e abbandonati: i giovanissimi sono lasciati soli dai genitori che si spostano, quotidianamente, per raggiungere il lavoro in città o, per lo più, nei campi. Il dramma di queste famiglie, che inevitabilmente arrivavano a compiere questi gesti estremi, è di non avere a disposizione un luogo sicuro dove lasciare i figli, mentre gli adulti sono impegnati al lavoro. Oppure, diversamente, li abbandonano perché incapaci di dare loro un futuro attraverso un adeguato sostentamento, sperando nella benevolenza di altre famiglie o di organizzazioni umanitarie che possano salvarli e offrire loro un pasto caldo e un tetto sopra la testa, salvandoli da un destino di abusi, sfruttamenti e violenze e contribuendo alla loro educazione.

Una volta tornata in Italia, Luana saluta i colleghi, rassegna le proprie dimissioni in Banca e fonda Fratelli Senza Frontiere,  una Onlus con cui vuole raccogliere soldi e viveri per organizzare spedizioni verso l’Africa. Scrive un’appassionata e commovente lettera al Presidente Ennio Doris e alla figlia Sara Doris, giustificando la propria scelta di lasciare il lavoro a favore di quella nuova vita. Dalla Presidenza ai colleghi di lavoro, tutti in Banca Mediolanum sono impressionati da quella scelta e da quella volontà d’acciaio e decidono, a loro volta, di fare qualcosa per il progetto di Luana. I dipendenti e i Family Banker decidono di auto-tassarsi e di devolvere il costo per il duplicato dei badge e dei distintivi di carriera Family Banker  alla buona causa dei bambini abbandonati, oltre ad un contributo da parte della Fondazione Mediolanum.

Per contro, Luana è talmente riconoscente per questa vicinanza e solidarietà che decide di chiamare il nuovo Centro “Family Med”, in onore di Banca Mediolanum e della funzione medica e assistenziale che svolge verso la fascia più giovane della popolazione. Il progetto prevede la costruzione di un Centro di 6300mq costituito da 4 case: una per i più piccoli, una per i bambini più grandi, una per le bambine più grandi, una per le attività collegate. In aggiunta a ciò, sorgerà anche un’infermeria che servirà ben otto distretti della capitale.

Al contempo, nei mesi in cui Luana torna a casa si preoccupa di organizzare nuovi trasporti e spedizioni verso l’Africa: i suoi container sono pieni di materiali di prima necessità e di comune utilizzo (cibo, medicinali, giocattoli, attrezzi, materiale igienico/sanitario, kit scolastici). Non tutto viene consumato dai bambini ospiti del Centro, in alcuni casi i beni sono venduti o affittati per permettere la sopravvivenza alle famiglie più povere.

Grazie alla solidarietà di Banca Mediolanum e grazie all’iniziativa dei badge e dei distintivi, sono stati raccolti più di 60.000 euro, donati a “Fratelli Senza Frontiere”.

E nei brevi periodi in cui Luana ritorna in Italia, è un vero piacere poter accoglierla nei corridoi di Banca Mediolanum per farsi raccontare come procedono le cose e come stanno i “suoi” bambini africani.