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Viaggio Haiti 2012
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Viaggio Haiti 2012

13 gennaio

Bilanci
La notte è passata veloce, regalando poche ore di sonno leggero. Mi sveglio alle 5 tormentato dal solito muezzin che ho scoperto non essere un uomo in carne ed ossa ma una registrazione! Mi sento un po’ preso in giro... Mi ritrovo a scambiare qualche svogliata battuta con i volontari più mattinieri nei bagni comuni e poi prendo posto sulla panca accanto al tavolo che in questi giorni è stato ufficio cucina e tavolo da pranzo.

Tra qualche ora un volo dell’Air France mi riporterà a casa: è tempo di bilanci.

Una tazza di caffè freddo rimasto nella moka è quello che fa per me. Albeggia. Posso dire che in termini di aspettative ho trovato esattamente quello che pensavo di trovare: condizioni civili e sociali che noi neppure ci immaginiamo presi come siamo a lamentarci di crisi. La vita di una persona ha qui un valore prossimo allo zero e il numero di cadaveri benedetto da Padre Rick ogni giorno lo testimonia.

Dignità e disperazione si fondono insieme, le risa ed il pianto confondono un orecchio distratto e per il silenzio di ogni vita spezzata le urla di 15 bambini che in media nascono ogni giorno al S. Damien ci ricordano che niente finisce ma si può e si deve andare avanti. La cosa che immaginavo ma che non pensavo mi avrebbe colpito così tanto è stato l’impegno e la dedizione di uomini straordinari che hanno adottato la gente di un paese non loro amandola senza ricevere nulla in cambio.

È facile dire grazie a Padre Rick per il suo essere così straordinario, ma meritano una standing ovation anche Maria Vittoria, Silvia, Elena e Emma, i medici Andrea, Enrico, Attilio, Maria Paola, Raffaella e Michele e tutti i giornalisti, cameraman e fotografi che hanno condiviso con me questa avventura.
Il campo comincia ad animarsi. Vado a preparare la valigia.

V.S.



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